La reputazione corre online: il caso Moncler

monclerPiù di 22 mila menzioni, 3 mila tweet, l’hashtag nelle prime posizioni trending topics in classifica, più di 1.800 commenti ai post aziendali su Facebook: non sono i risultati di una campagna viral, ma i numeri fatti registrare dal caso Moncler nella sola giornata di lunedì 3 novembre. Tutto questo clamore è stato scatenato dalla puntata di Report che, nella serata precedente, aveva discusso sull’uso della piuma d’oca per la produzione manifatturiera: tale argomentazione, in ogni caso critica e accusatoria nei confronti dell’azienda, ha provocato un crollo in Borsa del titolo azionario e l’avvio di una vasta campagna di boicottaggio dei noti prodotti di abbigliamento.

Le domande, da parte degli esperti di comunicazione soprattutto web, sorgono spontanee: quanto è diventata importante ladownload (13) reputazione online di un brand? come un brand può difendersi in questi casi? quale è la migliore strategia di crisi?

Il caso Moncler non è il primo a cui assistiamo: la prima strategia di crisi non efficace che mi viene in mente è quella adottata dalla Costa Crociere dopo l’incidente della Costa Concordia il 13 gennaio 2012 presso l’isola del Giglio. L’azienda, invece di essere vicina ai suoi clienti, di rendersi utile alle famiglie dei dispersi e di mostrarsi umana e compassionevole, ha invece seguito l’idea rigida di mission aziendale con reazioni e comunicazioni troppo formali rispetto alla tragedia vissuta. Quello che è poi avvenuto è stato un drastico cambiamento di  gestione dell’immagine del brand, con la massima trasparenza verso un orizzonte di affidabilità e qualità, enfatizzando soprattutto l’aspetto della sicurezza.

barillaAltro caso di gestione della reputazione è stato quello Barilla: le sfortunate dichiarazioni di Guido Barilla sul tema delle nozze gay al programma radiofonico La Zanzarahanno scatenato un tam tam mediatico, specialmente lato digitale, che hanno portato lo stesso presidente del gruppo a scusarsi personalmente e ad avviare un efficace piano di recupero della reputazione, che in pochi mesi ha quasi riportato l’azienda di Parma a livelli pre crisi.

Visti i precedenti, la Moncler avrebbe potuto, se non evitare, almeno tamponare e arginare le perdite: difatti il servizio è stato preparato mesi prima dallo staff di RaiTre, e l’azienda è stata sicuramente interpellata dalla giornalista per rispondere nel merito. Tuttavia, nonostante l’avvertimento, l’azienda ha ignorato il potenziale rischio reputazionale, il titolo in Borsa ha perso il 4,9% in una sola giornata e le conseguenze, non solo finanziarie, si faranno sentire a lungo.

online-reputation-managementInnanzitutto chiariamo cosa si intende con reputazione online e cosa significa una corretta strategia: la reputazione online di un brand piu o meno famoso, quotato in borsa o meno, consiste nella gestione dell’intangible asset dell’immagine di marca, quindi nella necessità di mettere in atto preventivamente una serie di azioni volte a creare un cuscinetto di valori e impegni che circondino il nome del brand, in caso di critiche. Attualmente i canali web hanno enfatizzato tale aspetto perchè, in caso di critica o incidente, l’utente ha a portata di mano la possibilità di dire la sua, come nel caso Moncler, e di giudicare l’attività dell’azienda: il web non è più un posto dove cercare le cose, ma è ormai divenuto un posto dove cercare le persone o le marche, e parlarne bene o male.

Nel caso specifico, quali sono stati gli errori di Moncler? In primo luogo l’azienda, a conoscenza dell’inchiesta di Report, avrebbe potuto prevenire con un audit accurato i possibili rischi e definire una strategia di protezione attraverso alleanze e piani di comunicazione adeguati.
Successivamente avrebbe potuto implementare immediate azioni correttive affinché i consumatori potessero essere pronti e predisposti positivamente nei confronti dell’azienda. Ovviamente tutto questo presuppone l’esistenza di una struttura social media organizzata e operativa che monitori tutte le conversazioni sul marchio e sia pronta a rispondere alle critiche, a precisare laddove ci fossero affermazioni non corrette, a chiarire punti controversi. Purtroppo tali strutture sono monche, impreparate o, addirittura inesistenti.moncler1-horz

Cosa è invece avvenuto? Il brand ha ignorato il servizio, ha scelto di non partecipare e di non rilasciare una sua versione dei fatti, piuttosto che dare alla propria voce la stessa visibilità data alle voci avverse. In secondo luogo, l’azienda non è intervenuta subito sui social, che sono stati fulcro principale della polemica. Gli utenti si sono sfogati sui social media, prendendo di mira innanzitutto la pagina Facebook ufficiale del brand, sia il profilo Twitter. I commenti, dai più innocui ai più offensivi, sono stati lasciati visibili, senza risposta da parte del brand, se non dopo un paio di giorni dopo, con il risultato che questi stessi post “esplicativi” sono stati bersagliati dagli utenti. Volendo ammettere che la Moncler non sia un’azienda web 2.0, tuttavia il brand non ha reagito nemmeno tramite la stampa, ma ha solo inserito un’immagine nella home del sito (attualmente rimossa) e composto un comunicato stampa, inserito sempre nel sito, in cui l’azienda spiega la propria versione dei fatti (e delle piume).

Visti gli errori, vediamo cosa supporta, invece, l’immagine aziendale e favorisce una corretta gestione di queste crisi: sicuramente, in primo luogo, ascoltare il proprio pubblico attraverso i canali web e monitorare, con vari strumenti analitici, i Mi piace, le condivisioni, i commenti e i tweet: niente di diverso dall’effettuare una semplice tradizionale rassegna stampa, corredata da numeri e opinioni degli utenti.

Secondo aspetto è la comunicazione diretta con gli utenti, enfatizzando ogni possibile commento o recensione positiva sul lavoro o sull’azienda, ma gestendo anche e soprattutto un commento negativo, affrontando e discutendo con chi l’ha scritto. Cio significa essere effettivamente presenti nelle discussioni che interessano l’azienda, in modo che i clienti si sentano ascoltati, importanti e unici, insomma i valori aziendali dovrebbero riflettersi nelle azioni compiute.

Infine, se consideriamo il meccanismo su cui si basano i motori di ricerca e il modo in cui vengono usati,  è fondamentale che tutti i commenti positivi siano ben visibili per coloro che cercano il brand: in questo caso basta rivolgersi alle numerose agenzie di Reputation Management, che creano dei contenuti ad hoc e cercano di piazzarli tra i primi risultati delle ricerche per le parole chiave.

reputazioneonline.001Insomma abbiamo già detto che il web ci circonda, ormai influenza tutti gli aspetti della nostra vita, alzi la mano chi non si affidi alle recensioni online prima di prenotare una vacanza, un week-end o solo una sera al ristorante fuori città, ma, in qualità di azienda, la responsabilità è ancora più alta e inevitabile poichè dal tam tam online, da una denuncia oppure da una recensione ormai dipende il successo o l’insuccesso di un’attività imprenditoriale.

Sottovalutare tale aspetto significa sia perdere eventuali opportunità di business, che avere delle vere e proprie perdite monetarie, concludendo che ormai la realtà virtuale è molto più reale di quello che siamo disposti ad ammettere.

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Email marketing: l’era 3.0 del dinosauro della comunicazione

Email-MarketingPrima della pausa estiva, affrontiamo un tema che si è riciclato nel corso del tempo, fino a diventare uno strumento fondamentale della strategia web: l’email marketing.

Lo strumento dell’email marketing ha successo semplicemente perchè funziona: secondo un recente sondaggio condotto da McKinsey & Co, è addirittura di ben 40 volte più efficace di Facebook e Twitter insieme. Continua a leggere “Email marketing: l’era 3.0 del dinosauro della comunicazione”

I Big Data: cosa sono e come possiamo utilizzarli

Big-Data-AnalyticsOrmai ne sentiamo parlare in continuazione, sono dovunque, sembrano i nipoti del Grande Fratello, quindi cerchiamo di capire cosa sono, da dove vengono e a cosa ci possono servire i Big Data.

Big Data è il termine per descrivere una raccolta di dataset così grande e complessa da richiedere strumenti differenti da quelli tradizionali. Il progressivo aumento della dimensione dei dataset è legato alla necessità di analisi su un unico insieme di dati, con l’obiettivo di estrarre informazioni aggiuntive rispetto a quelle che si potrebbero ottenere analizzando piccole serie, con la stessa quantità totale di dati. Ad esempio, l’analisi per sondare gli “umori” dei mercati e del commercio, e quindi del trend complessivo della società e del fiume di informazioni che viaggiano e transitano attraverso Internet.

Ma Big Data rappresenta anche l’interrelazione di dati provenienti potenzialmente da fonti eterogenee, quindi non soltanto i dati strutturati come i database, ma anche non strutturati, difatti oggigiorno l’utilizzo sempre più diffuso dei social media, di telefoni intelligenti che raccolgono e generano dati, il crescente uso di Internet, così come l’utilizzo sempre più diffuso di sensori che ci permettono di misurare e monitorare ogni cosa, crea un volume dei dati prodotti in tutto il mondo in costante crescendo.

Questi tipi di dati sono definiti Big Data per le caratteristiche principali, che si possono riassumere nelle tre “V”, ovvero in:big-data

  • Volume: capacità di acquisire, memorizzare ed accedere a grandi volumi di dati;
  • Velocità: capacità di effettuare analisi dei dati in tempo reale o quasi;
  • Varietà: riferita alle varie tipologie di dati, provenienti da fonti diverse (strutturate e non).

Tuttavia tali parametri si sono arricchiti nel corso del tempo di altre due caratteristiche:

  • Variabilità: le stesse informazioni hanno significato differente a seconda del contesto e del “luogo virtuale” in cui vengono reperite. Occorre contestualizzare il dato, in modo da capire se è indispensabile filtrarlo o meno;
  • Viralità: i Big Data sono in continua crescita e nella rete Internet esistono delle vere e proprie “regioni buie” da dove estrarre informazioni, le quali si espandono a “macchia d’olio” come un vero e proprio virus.

Data la loro natura eterogenea, i Big Data possono essere utilizzati nei settori più vari e non solo nelle analisi economico-finanziarie, ma, grazie a storage integrati, analisi e applicazioni, i Big Data contribuiscono a migliorare efficienza, qualità, prodotti e servizi personalizzati, producendo livelli sempre più elevati di soddisfazione ed esperienza del cliente.

Un esempio di eccellenza è il caso Wal-Mart.  Wal-Mart è la più grande catena di distribuzione di beni di consumo del mondo, nonché la prima azienda della classifica di Fortune 500. Ogni ora colleziona dati relativi a circa un milione di transazioni commerciali e li relaziona a fattori quali tempo, luogo, combinazione nel carrello, disponibilità a magazzino, frequenza di acquisto, etc. Se un cliente ha acquistato in passato un barbecue e spesso compera prodotti accessori, Big-Data1molto probabilmente sarà interessato ad articoli non ancora acquistati. Analizzando la disponibilità a magazzino, le informazioni meteo, i dati di localizzazione degli smartphone etc., il sistema invierà dei buoni per invogliare il cliente all’acquisto, ma solo se possiede un barbecue, il tempo nel weekend sarà bello e si trova in un raggio di tre miglia dal negozio. Insomma una sorta di previsione basata sui dati passati.

Altro esempio di progettazione è una app Android (quella per iOS è allo studio) che verrà lanciata il 12 maggio totalmente gratuita in collaborazione con Greenreport.it, webzine di economia ecologica e sostenibile. Il core-business dell’impresa è sfruttare la nuova potenzialità diappymeteo--258x258 mappatura geolocalizzata in real time della felicità secondo l’approccio “Experience sampling method”, che prevede la raccolta di informazioni in real time e si basa su alcuni recenti studi e progetti nella cosidetta “Happyness Research”. Appymeteo punta a coinvolgere una prima tranche di quattromila utenti in tutta Italia che, grazie a strumenti come la gamification tipo Ruzzle, con cui gli utenti possono scambiarsi, sfidarsi e condividere istanti di felicità, e un diario della felicità su cui annotare la quota di benessere istantanea quotidiana.

Concludendo i Big Data e il loro utilizzo risulta fondamentale nel mercato odierno: le aziende che saranno in grado di cogliere il loro enorme potenziale avranno un notevole vantaggio competitivo e le opportunità che si verranno a creare rendono il mondo dei Big Data un terreno fertile su cui costruire il business del futuro.

Il pianeta Facebook nel 2014

In questo post dedichiamo l’attenzione al social Facebook,  made by Zuckerberg,  che ha da poco compiuto 10 anni di vita.

In questo mare magnum di social network, sono proprio questi ultimi a doversi rifare il trucco con una certa frequenza e rispettare la ferrea legge del web: l’updating selvaggio, ovvero l’aggiornamento regolare e continuo, talmente veloce che anche utenti attivi rischiano di trovarsi spersi in un’interfaccia nuova, servizi sconosciuti, applicazioni e funzionalità sempre più social e tutte legate alla navigazione via smartphone, al momento in evoluzione costante. 

Per quanto riguarda Facebook, abbiamo visto recentemente le novità del Paper, il newsmagazine personale i cuiinterfaccia facebook 2014 contenuti, vengono creati automaticamente grazie al News Feed. Il Facebook Paper è un aggregatore di notizie multimediali selezionate sulla base delle informazioni che noi stessi divulghiamo, ma ottimizzato nei confronti dei post degli amici piuttosto che di quelli provenienti dalle pagine dove abbiamo messo il like.

L’aggiornamento del news feed ha come obiettivo quello di semplificare ed esaltare i contenuti pubblicati (foto, notizie, link), e migliorare l’esperienza sui device mobile. Questo perchè i numeri che caratterizzano il target di persone che accedono da mobile sono sempre più importanti, proprio per la tendenza di non intendere più l’utilizzo di diversi dispositivi come un’interruzione della vita social, ma come un’esperienza continuativa, che non si interrompe quando si passa dallo smartphone, quando si è in movimento, al pc, quando si arriva al lavoro o a casa.

Screen-Shot-2014-03-07-at-15.01.25Facebook, quindi, per andare incontro ai suoi utenti, ha cercato di avvicinare sempre di più l’esperienza offerta dalla versione desktop a quella mobile, sia in termini di funzionalità, sia in termini di design. Didatti vediamo come lapproccio generale al redesign è minimalista: spariscono alcuni dettagli a favore di una maggiore pulizia complessiva. Facendo un’analisi grafica accurata, troviamo, sulla sinistra solo le voci per accedere alle funzioni principali e ai gruppi; al centro le foto occupano più spazio, acquisendo maggiore risalto insieme ai contenuti pubblicabili ; infine a destra la zona modifiche è stata ripulita, a favore del contenuto. L’effetto complessivo è più bidimensionale e meno articolato: sono sparite barre e altri “pulsantoni” e il risultato è una migliore visione di quanto effettivamente va letto e commentato nel news feed, anche sugli schermi più piccoli.

Un grande aiuto grafico è dato anche dai font Helvetica ed Arial, e come già accade nel mobile, i contenuti sponsorizzati vengono mostrati con la stessa grafica ed effetti dei contenuti prodotti dagli utenti, in modo da non infastidire la lettura, ma rendere parte del social anche l’adv.

Difatti un’altra novità targata Facebook riguarda l’ADV: prima di tutto troviamo i video ads, che lanciano di fatto laFacebook-Screenshot-for-Blog sfida a YouTube, finora leader nel settore dei video sul web: questi video  rappresentano una nuova idea commerciale del social network, per rendere soddisfatti i nuovi investitori e per non annoiare i suoi utenti. Quello che accade è che i video vengono mostrati soltanto in formato ridotto, togliendo l’audio, con possibilità di ingrandirli per chi fosse interessato. Il sistema, inoltre, fa in modo che ciascun singolo utente non visualizzerà un determinato video ads sul suo news feed per più di tre volte al giorno.

Inoltre, sempre in tema ADV, Facebook ha modificato l’algoritmo advertising per garantire che i banner pubblicitari raggiungano solo persone interessate alle inserzioni. Inoltre il nuovo uploader immagini per campagne advertising permette agli amministratori di scegliere, tra le foto della pagina, quelle utilizzate in precedenti annunci e le immagini di Shutterstock, grazie a un accordo siglato recentemente tra i due.

Ma, se il nuovo Facebook risulterà più dedicato all’utente e questi vedrà principalmente gli aggiornamenti pubblicati dagli amici, ciò significherà una sorta di penalizzazione per i brand che utilizzano gratuitamente il social. Inoltre saranno penalizzate le Pagine che pubblicheranno post con contenuti testuali e link, tanto da passare in secondo piano rispetto agli altri. La conclusione di questa strategia è chiara: portare i Brand a promuovere i contenuti attraverso campagne pubblicitarie a pagamento.

I brand, dal canto loro, sanno benissimo, anche grazie alle recenti ricerche, che su 200.000 siti web di tutto il mondo, con più di 250 milioni di visitatori unici ogni mese, i principali referrals social, ovvero ivisitatori che arrivano dalle piattaforme social, siano cresciuti su Facebook del 48.85 per cento nell’ultimo trimestre 2013. Appare evidente come nessuna azienda si lascerebbe scappare un potenziale così alto. Del resto Facebook è un media, nè più nè meno di un canale televisivo o di un giornale, quindi è sensato chiedere di pagare in cambio di visibilità, ed è su questa idea che Zuckerberg intende aumentare i propri fatturati.

Per concludere, dal Social Media Marketing World tenutosi a San Diego nelle ultime settimane, si evidenziaefficacia come oltre il 90 per cento delle entrate di Facebook provenga dalla pubblicità e le stime dicono che il numero delle entrate crescerà costantemente nei prossimi anni.

Tuttavia la visione degli investitori è che l’adv sul social sicuramente funziona e porta guadagni, ma, dall’altro canto è frustrante la molteplicità di formati adv ora in uso ed essi sono preoccupati che i fan ,tanto duramente conquistati, possano stancarsi di tanta promozione e abbandonare i loro brand favoriti.

Twitter e la Social TV

Oscar-2014-il-selfie-di-Ellen-DeGeneres-e-da-record_h_partbDopo il tweet del momento fatto durante la serata degli Oscar, ovvero il “selfie” di Ellen DeGeneres con alcune star, retwittato da oltre 2,5 milioni di volte, surclassando il “Four more years” di Barack Obama dopo la rielezione, è quasi d’obbligo analizzare un po’ il nuovo fenomeno della Social Tv, portato avanti prima di tutto da Twitter, seguito dagli altri social.

Iniziando dalla serata Oscar, Twitter è esploso e addirittura andato in tilt durante la consegna degli Academy Awards con quasi 15 milioni di tweet nel mondo, esattamente 14,7 milioni, con all’interno riferimenti alla #notte degli Oscar. Cosa sta succedendo? Ormai sempre più spesso i programmi tv più coinvolgenti e di successo finiscono per essere molto commentati sui social network, in particolare Twitter.

Ma come fanno i canali, i programmi, gli eventi più trendy, a farsi trovare su Twitter? Basta creare un profilo hashtagcon titolo della trasmissione e, successivamente, è necessario rafforzare l’efficacia del passaparola e delle discussioni attraverso gli hashtag. Gli hashtag sono come la macchinetta del caffè di una volta, un luogo dove si raccolgono le persone per conversare: sul versante marketing la maggior parte delle reti e trasmissioni creano e sponsorizzano hashtag relativi che vengono usati dai fan per discutere.

Un esempio attuale e tutto italiano è l’edizione di quest’anno di Masterchef Italia di quest’anno, che ogni giovedì, durante la puntata, scatena i fan con commenti, esultazioni e critiche tutte generate dalla rete. Lo stesso è stato fatto ieri sera durante lo show degli Oscar, durante il quale, nella parte bassa dello schermo, ogni tanto si visualizzava l’account di riferimento da usare per correlare il proprio tweet all’evento in corso.

135842498-2adb3a47-1dce-4d84-a3fd-b366aa83b489La motivazione del successo di tutto questo sta nel fatto che alle persone piace dire la propria, fra il serio e l’ironico, su ciò che sta andando in onda ed oramai il modo più diretto e artigianale per collegare il piccolo schermo al Web, dimostrando la voglia che la platea degli spettatori ha di partecipare in prima persona alla TV, facendola diventare Social TV.
Diretta conseguenza di questo fenomeno dovrebbe essere la capacità dei programmi di seguire maggiormente i gusti degli spettatori, tuttavia prima di questo si è cercato di scoprire se effettivamente le conversazioni su Twitter spingano davvero a cambiare canale o è soltanto un chiacchiericcio che in fondo non scalfisce più di tanto i livelli d’ascolto.

L’unico studio in grado di individuare dati rilevanti è stato il report, battezzato Twitter Causation Study, che ha messo sotto la lente le tendenze di tweet e interazioni, registrate minuto per minuto, rispetto a 221 trasmissioni. Il tutto sfruttando le tecnologie e i sistemi di SocialGuide. La metodologia dell’analisi è stata sviluppata dall’economista premio Nobel, Clive Granger.

I risultati sono riusciti a provare l’evidenza statistica del rapporto Twitter-tv, cioè fra la messa in onda di un programma e le discussioni online intorno a quella trasmissione: difatti nel 29 per cento dei 221 episodi i tweet hanno condotto a un aumento degli indici d’ascolto, mentre nel 48 per cento dei casi è stato l’inverso, ovvero gli AudiSocialTG-Twitter-Hashtag-31gen-6feb2014-Reputation-Managerstessi ascolti hanno guidato il programma verso un picco di tweet. Un risultato che conferma Twitter spinge lo share e l’attenzione verso i programmi televisivi, soprattutto quelli in diretta, ma si è anche stabilito che non tutti i programmi hanno la stessa rilevanza: la valanga di tweet ha maggiore impatto su programmi come reality show, le serie comiche e gli eventi sportivi beneficiano parecchio di un aumento d’attenzione social, rispettivamente nella misura del  44, del 37 e del 28 per cento sui propri indici d’ascolto. Meno sensibili ai pareri degli utenti, invece, sembrano essere i programmi di genere drammatico.

Vista la rilevanza ormai acquisita, Nielsen ha annunciato che arriverà, fra settembre e ottobre del 2014, un nuovo strumento in grado di  effettuare rilevazioni sul 90% dei programmi televisivi: di ogni programma si twitter-statistiche-21conosceranno il numero di tweet che ha generato e quante persone sono entrate in contatto sul microblog con i cinguettii sull’argomento. Questo significa che il mercato pubblicitario sarà in grado di pianificare campagne e verificarne i risultati direttamente. Tale strumento si chiamerà Nielsen Twitter TV Ratings, e consentirà a broadcaster, agenzie e inserzionisti di misurare e comprendere le conversazioni relative ai programmi televisivi per sviluppare di conseguenza le proprie strategie commerciali.

Per concludere qualche esempio di Social TV degli ultimi mesi:

  • Il seguito del XIII Apostolo su Canale 5 del 25 febbario scorso, da nord e sud,  si è distribuito in maniera uniforme; gli hashtag più utilizzati durante l’intera stagione sono stati #XIIIapostolo2, #XIIIapostolo, #iltredicesimoapostolo,#salviamoiltredicesimoapostolo e #teamisaia. Le parole chiave, invece, “gabriel”, “isaia”, “claudia”, “puntata” e “serventi”. Inoltre sono stati individuati gli utenti più attivi e i twet più seguiti.
  • Abbiamo poi l’esempio di #CePostaPerTe, programma seguitissimo in tv con il 24,57% di share. Durante la puntata di sabato 8 febbraio sono arrivati 16.370 tweet. A commentare in diretta la puntata anche personaggi dello spettacolo molto seguiti in Rete come Melita Toniolo (@melytoniolo), Selvaggia Lucarelli  (@stanzaselvaggia), Petra Loreggian  (@petraloreggian) e  Diego Passoni (@diegopassoni) e, tra gli ospiti in puntata,l’attrice Ellen Pompeo, è stata centrale sul web, risultando al primo posto tra gli utenti più popolari (@ellenpompeo). Inoltre è stato possibile seguire il flusso di tweet e gli ascolti tv, con picchi e cali identici.share_tweet
  • Infine guardiamo l’analisi sullo show musicale#GianniMorandiLiveinArena, l’evento andato in onda in prima serata su #Canale5 il 7 e l’8 ottobre 2013. Durante la messa in onda dello spettacolo sono stati pubblicati 29.912 tweet che potenzialmente hanno raggiunto circa47milioni di persone.
    La serata che ha generato il maggior numero di interazioni è stata quella del 7 ottobre dove sono stati postati oltre 17 mila messaggi.
    Gli hashtag più twittati sono stati: #Morandi (3.518)#LiveinArena (3.554)#MorandiLive (3.272). Sono gli stessi che, nelle giornate del 7 dell’8 ottobre, hanno occupato le prime quattro posizioni dei TT-Trending Topic non solo durante lo show.

Per chiudere questa panoramica su questo nuovo trend, citiamo anche il metodo di Blogmeter – Social TV, il topic sul blog di Blogmeter dove, ogni settimana, è possibile trovare la classifica Top Social TV Programs, dove ci sono programmi televisivi più discussi durante la messa in onda, rilevati attraverso socialTVmeter, il tool proprietario Blogmeter, analizzati in base ad alcuni parametri standard.

Vediamo, quindi, che la settimana dal 24 febbraio al 2 marzo il primo programma in classifica è l’ultima puntata della miniserie in onda su Rai1 Braccialetti Rossi con 37,6K messaggi (tweet + post), realizzati da 10,1K autori unici (sia di Facebook che di Twitter) per 10,5 milioni di unique impressions (solo di Twitter). Al secondo posto in classifica Le Iene di Italia1 (21,9K messaggi, 12,5K autori unici e 4,5 mln di u.i.). E, in terza posizione, Masterchef Italia (20,8K messaggi, 6,5K autori unici, 4,7 mln di u.i.), su SkyUno, che si sta avvicinando alla finalissima.

Insomma ormai non possiamo più parlare di audience, il famoso share che tagliava le gambe anche a trasmissioni interessanti non esiste più, ormai tutto è social e la Social TV è soltanto una diretta conseguenza dei tempi.

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